INTERVISTA CARLO BARTALINI

 

22222Parla l’ideatore e primo organizzatore del campionato regionale Supermotard: “Sono convinto che sia tardi e i danni fatti sono troppi”.


Carlo Bartalini: Il Supermotard Toscano, così, non potrà riprendersi!
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Con il campionato regionale Supermotard da poco iniziato, è forse giunto il momento di fare alcune riflessioni su questa specialità in Toscana.

Il punto di partenza, per quanto amaro, è che nella concezione popolare nostrana il Supermotard in casa nostra è tuttora una delle ultime ruote del carro del motociclismo. E allora giù gli addetti ai lavori a cercare spiegazioni e a spaccarsi la testa per trovare il modo di rilanciare una disciplina che, dopo i momenti buoni vissuti negli anni del debutto, sembra vivere ora i peggiori della storia. Non riesce a spiccare il volo!

Lungi da noi l’intenzione di proporre teorie inconfutabili e soluzioni miracolose, tuttavia ci pare interessante parlarne con chi ha inventato il torneo regionale, su come portare lo sliding quantomeno al livello di tanti altri sport inferiori. Carlo Bartalini ha passato molto tempo della sua gioventù in mezzo ai motori, sopratutto nelle gare che contano, alla corte di Giuseppe Luongo (patron dei diritti del mondiale MXGP) nel mondiale motocross, ricoprendo diversi incarichi tra i quali anche quello di speaker insieme a Giovanni Di Pillo e Giulio Gori. Poi, dopo un periodo di gestazione, ha “creato” in Toscana il primo campionato regionale di Supermotard, un successo crescente che poi, improvvisamente, lo ha visto lasciare le redini fino al salto nella gestione di gare più importanti.

Motorix: Tornando a noi, chiediamo a Carlo che ricordo ha di quel periodo molto bello, crescente, costruttivo, entusiasmante, eravamo a cavallo del terzo millennio, e la specialità dello sliding toscano prendeva una forma intrigante.

Carlo Bart: “Innanzitutto – esordisce Bartalini – grazie di esserti ricordato di me, non molti dell’ambiente supermotard lo hanno fatto da quando sono uscito di scena da quella disciplina. Fu un periodo bellissimo e carico di motivazione, quando crei qualcosa che non esiste con una idea precisa hai molti stimoli. Negli oltre 50 eventi del 1999 il Supermotard esplose come fenomeno insieme al divertimento. Era dura e direi anche dispendiosa l’avventura, ma le soddisfazioni ripagavano.

Dopo poco si creò come una famiglia che si allargava gara dopo gara, regnava l’entusiasmo e la collaborazione, chi si avvicinava al TT Supermotard lo faceva consapevole di divertirsi e faceva di tutto per dare una mano, sia i piloti e sia coloro che poi fecero parte dello Staff.

image005Furono anni di sopralluoghi e di tanti chilometri, cercare nuove aree, qualche posto adatto dove portare quello che era uno show e come tale poteva permettere anche a qualche big amico di venire a farsi una garetta divertente e alla mano.

Trovare sponsor fu altrettanto difficile, dovetti investire di mio prima che qualcuno si muovesse a dare una mano, senza esagerare per carità, ma le aziende amiche non si tirarono indietro, già le forniture dei materiali furono un gran bel contributo. I grazie alla Ufo Plast sono sempre ben giustificati, anche ad anni di distanza”.

Motorix: Hai lasciato un bel ricordo poiché si parla ancora, più che di Carlo Bartalini, della gestione di Carlo Bartalini.

Carlo Bart: “Mi fa piacere sentirlo soprattutto per i ragazzi e gli amici che collaboravano con me per organizzare le gare, un circo itinerante, un manipolo di folli con l’idea in testa di organizzare gare tutte le domeniche consapevoli di fare fatica, di dover costruire circuiti, di dover fare in modo che lo spettacolo fosse assicurato e che tutto andasse bene.

Io ho seguito una mia idea e come sempre ci ho messo tutto quello che potevo, ho potuto contare su persone che avevano lo spirito giusto, sapevamo di doversi girare le scatole ma quello che stavamo facendo ne valeva la pena, non è mai stata una questione di soldi, c’era passione in tutti.

Di sicuro chi ha partecipato sia come pilota che come spettatore ha buoni motivi per ricordarsi volentieri, peccato che sono solo ricordi, rievocazioni di un passato di cui vado orgoglioso nonostante tutto, una esperienza che mi ha permesso in questi anni di generare tante altre iniziative legate ad altri settori, ma lo spirito che animava il TT Supermotard era unico, aver dovuto dire agli amici che non si faceva più noi, fu un brutto colpo per tutti. Molti li ho risentiti dopo anni, tanto fu il dispiacere, a fare bene come sempre si sbaglia, peccato”.

Motorix: Poi, in un batter d’occhio cambiò la gestione e le cose iniziarono a non girare per il verso giusto. Cosa scatenò questa decisione?

Carlo Bart: “I soliti furbi, quelli che pensano di poter fare quello che altri hanno inventato e hanno dimostrato di saper gestire, senza però averne le stesse capacità.

Ci aggiungo anche una brama di potere e magari anche il pensare di farci dei soldi, con la complicità dei partecipanti che a quel punto avevano già perso il senso della ragione e della misura.

Portare il supermotard nei circuiti permanenti è stato, l’inizio della fine, io ho sempre cercato di non usarli, mentre sia i gestori che i capoccioni ci vedevano la soluzione. Più comodo e sulla carta facile da organizzare, mica devi sbatterti a cercare posti, trovare presse di paglia, soldi, affrontare commissioni di sicurezza e mille altri problemi, giacché più furbo vado nei kartdromi e mi spartisco il bottino. Tanto basta togliere la gestione al Bartalini e la sua banda e il resto è fatto. E senza nemmeno un grazie”.

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Motorix: Il campionato è modesto, bellissimo come tutto il Supermotard, ma non riesce a riprendere quota.

Carlo Bart: “Ora non è supermotard come lo intendo io, ora appunto si va nei circuiti permanenti, quindi si fanno test, prove, ci vogliono pneumatici racing centraline termocoperte e cazzate varie che oltre a costare, e quindi a favorire solo chi ha soldi da spendere, snaturano quella che per me era la base, divertimento, bassi costi di partecipazione, spettacolo.

Su un circuito artificiale o cittadino non provi, non fai il fenomeno con i pneumatici, non hai da fare tanti click alle forcelle, devi semplicemente essere più bravo e dare gas e magari saper reggere qualche sportellata. Lo spettacolo è assicurato anche perché lo porti al pubblico.

Nei circuiti permanenti poi ce lo devi portare il pubblico, chiedi al mondo del karting quanti spettatori hanno, figurati 30 pellegrini senza arte ne parte (con rispetto dei pellegrini).

Questo declino non mi ha fatto piacere anzi, ogni volta che inciampo nel materiale pubblicitario del TT Supermotard penso a quello che si è perso, a quello che non cè stato e ci poteva essere. Penso ai tanti fenomeni che con promesse e chiacchiere hanno pian piano distrutto quello che avevamo creato.

Se i piloti si sono allontanati hanno fatto bene, magari se prima di credere alle favole si fossero fatti qualche domanda o l’avessero fatta, la storia poteva essere diversa. O almeno, nei miei progetti la storia sarebbe stata diversa, peccato non fossero d’accordo gli scienziati al potere”.

Motorix: Adesso il Campionato Toscano è in forte crisi e, dopo la prova di avvio di Follonica del 5 luglio scorso, la prima di un calendario che aveva visto saltare le prime tre, non sappiamo dove, quando e sé si correrà ancora. Il Co.Re.Toscana, per voce del suo presidente Andrea Vignozzi, ci rassicura che sta lavorando, pur con grandi difficoltà, per dare continuità alla gara grossetana. Ci potrebbero essere, oggi, i presupposti per lavorare bene in Regione e salvare questo campionato?

Carlo Bart: “Secondo me è tardi e i danni fatti sono troppi, le gestioni sono sempre più avventate e mi pare più per passione che per capacità, continuano a fare errori, continuano a non capire dopo anni. Il mio era un lavoro quotidiano e mi ci hanno fatto rimettere anche dei bei soldi, un altro bischero penso che non lo ritrovino. La voglia di confondermi con chi mi ha tradito e pugnalato non tornerà di sicuro, eppure di idee e soluzioni ce ne sarebbero”.

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Motorix: Infine, chiudiamo con un aneddoto carino della tua gestione.

Carlo Bart: “Più che un aneddoto ne voglio approfittare per ricordare Franco Cinelli, per tutti noi Franchino che purtroppo ci ha lasciato. Correva con una Honda CR 500 due tempi, e se non correva aiutava noi, fu tra i primi ad arrivare. Si fece due campionati comprando praticamente solo la benzina, mi ha telefonato fino a poco tempo prima di morire per ringraziarmi del divertimento di quegli anni, correre con campioni e davanti ad un grande pubblico era il suo più bel ricordo”.

Grazie Carlo e buona vita!

( C.O. )